L’OTTAVA NOTA STUDIO

IL PRIMO CENTRO DI CONSULENZA PSICOLOGICA SPECIALIZZATO IN VOCE E UDITO

L’Ottava Nota Studio nasce nel 2016 a Napoli per promuovere la consapevolezza dei risvolti psicologici ed esistenziali di un uso efficace e adeguato della voce e delle abilità vocali nella comunicazione nella vita quotidiana, nelle arti dello spettacolo, nell’istruzione, nel lavoro.

In particolare lo Studio è specializzato nel lavoro sulla voce e nell’intervento comportamentale per l’iperacusia e le dispercezioni uditive nei disturbi della comunicazione e nell’autismo.

Oggi siamo anche a Roma, per promuovere sessioni individuali di consulenza psicologica, laboratori e seminari, che incoraggiano le persone a rinnovare la propria visione del mondo e riscoprire se stessi.

All’interno delle sessioni di consulenza psicologica, individuali o di gruppo, presentiamo esercizi idonei a far emergere le abitudini che danno forma al nostro corpo, alla nostra voce e al nostro modo di essere nel mondo.

La consulenza psicologica comprende l’ascolto, la definizione del problema e la valutazione, l’empowerment, necessari alla formulazione dell’eventuale, successiva, diagnosi.

Lo scopo è quello di sostenere, motivare, abilitare o riabilitare la persona, all’interno della propria rete affettiva, relazionale e valoriale, rinforzando capacità di scelta, di problem solving o di cambiamento.

Con un approccio basato sul Potere della Comunicazione, che mette al centro la persona e non la sua diagnosi, si diventa co-costruttori del proprio percorso di evoluzione.

Insieme impariamo a decentrarci dal nostro sistema di riferimento e a renderlo più flessibile, per migliorare la nostra comunicazione con l’altro e con il mondo.

Questo sistema di riferimento è determinato dalle nostre capacità percettive, dall’idea che abbiamo di noi stessi, da come raccontiamo la nostra storia, dalle esigenze affettive e dalle capacità cognitive, dai valori cui ci riferiamo.

La consulenza è realizzata secondo i principi delle scienze del comportamentali e mette a disposizione soluzioni innovative per il benessere psicologico.

L’OTTAVA NOTA STUDIO propone una consulenza psicologica innovativa basata sul lavoro sulla voce, sull’udito e sul corpo.

La consulenza ha l’obiettivo principale di aiutarti ad esprimere più liberamente le tue emozioni, i tuoi sentimenti, la tua personalità.

Riconosci e perdi le inibizioni fisiche indesiderate che hai appreso durante la tua vita e liberi il tuo potenziale, imparando a esprimerti più chiaramente.

Lavorare con gli aspetti psicologici della voce rende più autentici, più veri.

Possiamo imparare a parlare più lentamente anche se siamo agitati, a parlare un po’ più velocemente, se dobbiamo, ad esempio, parlare in pubblico e abbiamo un eloquio molto lento che rischia di far addormentare l’uditorio, e anche imparare a parlare a voce più bassa, a voce più alta, con voce più calda, più autorevole, più simpatica, più appassionata.

Soprattutto, dalla voce comprendiamo i freni e i blocchi che abbiamo imposto alla nostra espressività e alla nostra vitalità, imponendoci di non esprimere più liberamente quello che proviamo.

Vieni a sperimentare il potere di trasformazione in percorsi di consapevolezza per vivere pienamente senza chiudere il tuo cuore al mondo.

Per scrivere da subito una nuova storia.

La tua.

— Roma, via L. Leonardi, 4 – carmen.pernicola.ottavanota@gmail.com

Carmen Pernicola

Conservare l’infanzia dentro di sé vuol dire conservare la curiosità di conoscere, il piacere di capire, la voglia di comunicare.

— Bruno Munari

..agisce ma niente affatto in modo da elevare l’anima: sono sciocchezze, non è vero. Non agisce in modo né di elevare né di abbassare l’anima, ma in modo di eccitare l’anima. Come dirvi? La musica mi  costringe a dimenticarmi di me, della mia vera situazione, mi trasporta in una situazione nuova, e che non è la mia; sotto l’influsso della musica mi pare di sentire quello che in realtà non provo, di capire quello che non capisco, di potere quello che non posso…

— Tolstoj – Sonata a Kreutzer

wood music classic sound

IRONIA E AUTOIRONIA NELLA CONSULENZA PSICOLOGICA

La psicologia è una cosa seria, ma non per questo deve essere necessariamente seriosa.

Nelle nostre sessioni di consulenza psicologica c’è spazio per tutte le emozioni e per tutti i pensieri umani, anche per la gioia, l’allegria, l’ironia e l’autoironia.

Ridiamo e piangiamo insieme e a volte ci prendiamo un po’ in giro, per normalizzare e validare il grado di drammaticità a volte eccessivo che diamo ai prodotti della nostra mente.

La parola ironia nel linguaggio comune significa dissimulare il proprio pensiero con parole che significano il contrario di ciò che si intende realmente dire, con un tono che però lascia comprendere le reali intenzioni.

Nell’accezione platonica l’ironia all’interno della consulenza psicologica può essere anche la base di un procedere speculativo.

In questo senso permette di rivelare l’irrealtà di alcune credenze e convinzioni.

L’ironia e l’autoironia se usati al momento giusto permettono anche di distaccarsi dal mondo dei propri pensieri in cui spesso si è immersi.

Favoriscono il distanziamento dalle produzioni automatiche della propria mente.

CONSIGLI DI LETTURA

L’OTTAVA NOTA CAMPUS

— WORKSHOP, CONFERENZE, SEMINARI, LABORATORI, MASTER, PUBBLICAZIONI

Progettiamo e realizziamo seminari e laboratori su misura di esigenze specifiche di scuole e associazioni.

Il nostro ciclo di “Masterclass-Laboratori” è costituito da laboratori settimanali della durata di circa due ore. Ogni laboratorio ruota attorno a un tema specifico ed è condotto da uno psicologo e un artista.

I Laboratori sono aperti a tutti e si svolgono nella nostra sede.

Info: carmen.pernicola.ottavanota@gmail.com

Il PROGETTO EDUCATIVO DEL TEATRO DI JACQUES LECOQ

SEMINARIO PER LE SCUOLE

L’OTTAVA NOTA CAMPUS

— LABORATORI DI IMPROVVISAZIONE TEATRALE PER ANSIA SOCIALE E TIMIDEZZA

Il teatro è un mezzo eccellente per studiare le risposte emotive e la cognizione in modo ecologico ed eticamente valido, perchè è reso possibile dalla capacità umana di imitare, cioè di riprodurre situazioni conosciute in contesti differenti da quelli in cui sono state sperimentate.

E’ un gioco simbolico e rappresenta l’opportunità di fare una esperienza creativa, simbolica, motoria e sensoriale, perchè permette, attraverso l‘imitazione e l‘identificazione, di sperimentare emozioni e modelli relazionali.

L’attore entra nel mondo tramite la finzione, che gli permette di conoscere e per questo richiede ed allena la capacità di rappresentazione mentale.

Proprio con questa consapevolezza i nostri laboratori di Improvvisazione nascono per aiutare a riconoscere le proprie emozioni, a mettersi alla prova, in uno spazio protetto, a fermarsi per riconoscere e dare un nome alle proprie emozioni e sensazioni, modificare strategie inefficaci, per trovarne altri efficaci.

— Le esperienze trasformative

La filosofa Laurie Anne Paul della Yale University ha sviluppato il concetto di “transformative experience” in un articolo intitolato “What You Can’t Expect When You’re Expecting (2015), ma soprattutto nel suo libro “Transformative Experience” del 2014.

Un’esperienza trasformativa è quella che apre nuovi orizzonti ai nostri sensi, ai nostri pensieri e alle nostre emozioni, cambiandoci in profondità.

Il Laboratorio è rivolto a tutti coloro che desiderano vivere un’esperienza trasformativa, che faciliti l’espressione delle emozioni e dei sentimenti attraverso la voce e il corpo, prendendo consapevolezza delle inibizioni auto-imposte per l’educazione e per esperienze traumatizzanti, per diventare sempre più aperti, comunicativi e carismatici.

Perchè consapevolezza della propria mente e capacità espressive sono la chiave non solo di una comunicazione efficace, ma anche di una nuova visione di sé e del mondo.

— I valori individuali e collettivi

Nei laboratori facciamo riferimento alla teoria del valore di Schwartz, secondo cui i valori a livello individuale sono obiettivi desiderabili che agiscono da principi guida nella vita delle persone. 

La struttura circolare dei valori potrebbe essere riassunta in due conflitti principali:

  • valori di auto-miglioramento (potere, successo, edonismo) contro valori di auto-trascendenza (benevolenza, universalismo)
  • valori di apertura al cambiamento (auto-direzione, stimolazione) contro valori di conservazione (tradizione, conformità, sicurezza). 

— Cambiare il copione per cambiare la tua vita

La vita quotidiana è un teatro all’improvviso in cui non esistono copioni, ma canovacci, che adattiamo via via in base all’altro che ci troviamo davanti, alla nostra evoluzione personale, ai ruoli, alle condizioni contingenti.

Spesso non cambiamo, non perchè non ne abbiamo voglia, ma perchè non sappiamo in che direzione desideriamo cambiare.

Abbiamo solo un vago senso di insoddisfazione, ma non riusciamo a trovarne le motivazioni e allora tendiamo ad attribuirlo a entità cliniche astratte come ansia, depressione, disturbi mentali vari.

In realtà, spesso, accade solo che cerchiamo di cambiare le nostre emozioni, i nostri sentimenti, i nostri pensieri. Non dovrei sentirmi così, non dovrei provare questo, non dovrei pensare questa cosa qui.

In questo modo cerchiamo, invano, di incidere sul funzionamento automatico della nostra mente. Che è impossibile.

E tralasciamo, invece, di provare a incidere su quello che veramente possiamo cambiare; le nostre azioni, in nostri comportamenti.

Se arriviamo a chiederci perchè non siamo soddisfatti di noi, della nostra vita, dovremmo prima di tutto smettere di chiederci come possiamo smettere di soffrire, preoccuparci, agitarci. E dovremmo cominciare a chiederci in che modo vogliamo agire nel mondo e sul mondo. Che persona vogliamo essere e non che emozioni vogliamo provare.

Per lo più, infatti, siamo insoddisfatti di noi e della nostra vita, perchè siamo imprigionati in abitudini comportamentali, agiamo assecondando le emozioni e gli impulsi del momento, senza chiederci se il modo in cui stiamo agendo è giusto per noi.

Ma nella vita, come a teatro, se restiamo rigidamente ancorati a un “metodo” corriamo il rischio di essere troppo rigidi nel rapporto con l’altro e con il mondo.

In questo modo andiamo in crisi se la realtà non è come vorremmo e se l’altro non dice o fa quello che ci saremmo aspettati.

Proprio allo scopo di imparare a cambiare il nostro modo di agire, i nostri laboratori di improvvisazione teatrale guidano alla ricerca e alla sperimentazione di “nuovi copioni comportamentali”.

Come sono? E come vorrei essere? Proviamo a esserlo! In uno spazio sciuro e protetto in cui possiamo sperimentare con serenità nuove versioni di noi stessi, prima di portarle lì fuori nel mondo.

Come ha osservato Johnstone nel libro Impro del 1979, ancora oggi un caposaldo per ogni attore che si avvicini alle tecniche dell’improvvisazione, nessuna azione è dovuta al caso o viene compiuta realmente senza motivo.

Ogni azione causa un cambiamento di status all’interno di un rapporto con un altro individuo.

Detto in termini psicologici in ogni rapporto si tende continuamente a negoziare la relazione: chi sono io per te e chi sei tu per me?

Perché in una improvvisazione il protagonista non sono mai io, né il compagno che si trova in scena con me. Protagonista di ogni improvvisazione è la storia.

E se applichiamo questo insegnamento alla vita quotidiana impariamo a concentrarci meno su noi stessi o sull’altro e più sulla storia.

A lasciarci condurre, trasportare, dalla storia limitando i nostri tentativi di opporci, irrigidirci in un rifiuto di quello che la vita ci sta proponendo, ma diventando parte della storia, della vita.

A servizio della storia. Della vita. Che così da noiosa e monotona diventa subito interessante, vitale, piena.

— Come se…

I nostri laboratori di improvvisazione teatrale pongono l’accento sull’immaginazione: ci si immerge nelle persone che vorremmo essere con un esercizio di immaginazione, un esercizio di recitazione del tipo “come se”.

Mentre il prototipo della recitazione è noto per interpretare il ruolo di qualcuno diverso da se stessi per un pubblico che non si esibisce, tutti noi recitiamo e recitiamo nella vita di tutti i giorni. 

Possiamo impersonare esplicitamente un personaggio quando, ad esempio, leggiamo le favole della buonanotte, ma svolgiamo anche, e più implicitamente, un “ruolo sociale”. 

Inoltre, qualcosa di semplice come dare indicazioni richiede la capacità di navigare in uno scenario ricordato e anticipare azioni future. 

Se riconosciamo che questi processi hanno funzioni performative, è evidente che la recitazione e il gioco di ruolo costituiscono una parte importante del comportamento sociale umano. 

La capacità di recitare e di fare giochi di ruoli si sviluppano presto: il gioco di finzione viene sperimentato non appena un bambino sviluppa la capacità di capire che altre persone hanno percezioni diverse di eventi e contesti.

In psicologia questa capacità viene chiamata “teoria della mente”.

I processi cognitivi alla base della performance teatrale possono essere, perciò, di grande valore empirico e applicati a una varietà di argomenti in tutte le discipline.

Nei nostri laboratori li utilizziamo per capire bene chi vorremmo essere e interpretare al meglio il cambiamento, provando a entrare “nei panni” di quel personaggio.

Per aiutarci in questo processo partiamo con una lettura attenta e meticolosa delle qualità che vorremmo che le nostre azioni avessero. E poi lo proviamo.

Non chiamiamo in gioco la nostra memoria autobiografica, anzi cerchiamo di sganciarcene per sperimentare nuovi modi di comportarci e dunque di essere.

Eseguiamo piccole azioni che partano da noi stessi e dal modo in cui vorremmo agire ed essere, senza soffermarci su quel che faremmo automaticamente, ma cercando di provare a fare diversamente.

La possibilità di provare una versione nuova di noi stessi porta a provare emozioni nuove, anche attraverso la relazione con gli altri attori in scena.

Il lavoro non è introspettivo. Focalizziamo invece l’attenzione soprattutto sulle azioni e sui gesti, sui comportamenti.

Le relazioni che si instaurano quando i diversi attori mettono in gioco delle azioni nuove concrete possono essere armoniche o causare conflitto.

In ogni caso sono uniche e imprevedibili, grazie ad attori con una personalità unica e imprevedibile, che ci pongono davanti alla verità scenica e anche alla verità della nostra vita.

— La relazione

Nei laboratori di improvvisazione teatrale ci concentriamo sull’ascolto dell’altro. Ascolto reale e autentico. Delle sue reazioni, delle sue risposte, dei suoi atteggiamenti, dei suoi movimenti facciali e corporei, della sua voce, delle diverse modalità di espressione delle sue emozioni.

Se l’attore non ascolta il compagno e rimane nella sua mente, perso nei suoi pensieri (Sono un bravo attore? Sono un pessimo attore? Ricorderò le battute?) corre il rischio di recitare da solo con le sue emozioni e il suo personaggio, senza creare una vera autentica interazione.

E il risultato finale è una performance poco interessante, fredda e meccanica, in cui ogni attore parla per sé, perso dentro se stesso.

Così accade anche nella vita fuori dal teatro.

Se non ascoltiamo realmente l’altro, pronunciamo le nostre frasi, i nostri discorsi, mettiamo in atto le nostre azioni, come fossimo da soli, senza entrare in relazione, creando dei monologhi noiosi e senza anima.

Utilizziamo il metodo “ping-pong” o “action-reaction” in cui due attori, seduti uno di fronte all’altro, si scambiano delle battute. Queste battute sono inizialmente delle affermazioni riguardanti il partner, che quest’ultimo deve ripetere.

Poi aggiungiamo delle variazioni alle circostanze date iniziali, come ad esempio il ruolo dei due attori o informazioni nuove sul contesto.

Lo scopo è arrivare ad agire sulla base della relazione con il partner, all’interno della relazione, senza concentrarsi su quello che in teoria, astrattamente, si deve fare, ma reagendo e proponendo secondo un meccanismo di azione e feedback, tipico di una comunicazione autentica ed efficace.

L’OTTAVA NOTA CAMPUS

— WORKSHOP, CONFERENZE, SEMINARI, LABORATORI, MASTER, PUBBLICAZIONI

Da dove viene la categoria diagnostica dell’autismo, così controversa e stigmatizzante?

Ho provato a rispondere a questa domanda, ricostruendo il percorso che ha portato alla definizione clinica di autismo che conosciamo oggi.

Si passa inevitabilmente per il Bellevue Hospital, la definizione di autismo come sintomo della dementia praecox, la scoperta, per lo più ignorata, dei legami tra autismo e percezioni sensoriali, soprattutto uditive di Kanner, la trasformazione dell’autismo in psicopatia di Asperger, lo spettro autistico, le diverse definizioni nelle diverse edizioni del DSM, il movimento per la neurodiversità, il riconoscimento delle specificità sensoriali, dell’iperacusia.

Si arriva all’ipotesi sempre più probabile di una progressiva scomparsa in un futuro prossimo di questa categoria diagnostica che ha raccolto strada facendo, e trascinato con sé fino a noi, i fantasmi di un passato sociale e storico mai ancora veramente elaborato.

L’OTTAVA NOTA CAMPUS

— WORKSHOP, CONFERENZE, SEMINARI, LABORATORI, MASTER, PUBBLICAZIONI

Il libro presenta il Piano Didattico Sportivo Personalizzato, uno strumento pratico realizzato dall’autrice e messo a disposizione delle società sportive, dei tecnici sportivi, degli istruttori, dei docenti di educazione fisica, allo scopo di favorire un approccio integrativo nello sport per atleti con disabilità e una vera inclusione per tutti gli atleti, bambini, ragazzi, adulti, che si trovano in condizioni di svantaggio sociale, linguistico, economico, di disagio mentale, di disabilità.

La compilazione del documento, pronto per essere utilizzato, permette di sistematizzare e di condividere numerose informazioni sull’atleta, personali, sanitarie, psicologiche, sociali, di stabilire dei qualificatori di capacità e di performance, di fissare obiettivi e strategie didattiche, di effettuare una valutazione dei risultati in termini di performance, di riabilitazione, di educazione.

Non cadere per il peggiore degli errori: il silenzio.
La maggior parte delle persone vive in un silenzio terribile. Non rassegnarti e non fuggire.
(…)
Trasforma la tua vita in un inferno.
Goditi il panico che ti fa avere una vita.
(…)

Walt Whitman

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Facciamo qualcosa di nuovo insieme